Le infezioni catetere correlate. Un problema risolvibile?

26 Settembre 2018
Le infezioni catetere correlate. Un problema risolvibile?

Le sepsi catetere-correlate (CRBSI) continuano ad essere associate a morbilità e mortalità elevate e a causare notevoli costi di trattamento. Nella gestione dei dispositivi di accesso vascolare centrale (CVAD) è assolutamente indispensabile evitare o tenere sotto controllo l’infezione. L’incidenza delle CRBSI in Europa è pari a 2 – 4,6 per 1000 giorni-catetere nonostante l’adozione di misure preventive estremamente diversificate e la mortalità delle CRBSI è ancora compresa tra 5 e 25 %. (14, 15, 21) Il rischio di CRBSI aumenta costantemente proporzionalmente alla durata del cateterismo.

Sicuramente sono stati fatti enormi passi nelle tecniche di posizionamento, nella scelta del tipo di accesso e nella modalità di manipolazione dei cateteri, che hanno ridotto il rischio delle infezioni catetere correlate, ma la concomitanza di patologie dei pazienti sempre più complesse, le complicanze dell’accesso vascolare e la durata nel tempo dell’accesso non consentono l’azzeramento del rischio di CRBSI.

Ad oggi, l’aspetto della gestione che offre le migliori possibilità di miglioramento è proprio la protezione dell’interno del lume del catetere, ottenibile con l’uso appropriato delle soluzioni di chiusura.

Le soluzioni di chiusura contengono principi attivi o sostanze che hanno lo scopo di ridurre il biofilm (la sottile pellicola organica che si forma all’interno del lume del catetere), eliminare o distruggere eventuali batteri e funghi che possono avere contaminato il lume, e mantenere la pervietà del catetere prevenendo la formazione di coaguli che limitano la funzionalità dell’accesso.

Nella Consensus del GAVeCeLT, pubblicata sul Journal Vascular  Access nel  2016,  “ I farmaci con le maggiori probabilità di essere utilizzati come lock antibatterici sono la Taurolidina e il Citrato, che hanno caratteristiche ottimali in termini di sicurezza, efficacia e rapporto costo/prestazioni”.

Sicuramente l’utilizzo del Citrato è consolidato negli accessi vascolari per dialisi, mentre la recente introduzione della Taurolidina concentrata al 2% (la maggiore concentrazione possibile) ha permesso sia di migliorare la prevenzione, sia di aprire le porte al possibile trattamento del catetere infetto, senza doverlo rimuovere.

La prevenzione è ottimale perché la Taurolidina ad alta concentrazione è efficace contro batteri e funghi, riducendo la formazione di biofilm senza sviluppo di farmaco resistenza, con una buona azione anticoagulante. Inoltre l’utilizzo della Taurolidina concentrata è particolarmente sicuro, in quanto non presenta effetti collaterali.

Il trattamento dei cateteri infetti invece si rende necessario quando la tipologia di accesso o le complicanze del paziente rendono difficile o impossibile la sostituzione del catetere. L’utilizzo della Taurolidina concentrata al 2% ha dimostrato di poter “ripulire” il catetere dall’infezione consentendo il recupero dell’accesso senza la rimozione.

L’utilizzo delle soluzioni di chiusura è una pratica comune in alcune tipologia di accessi, ad esempio i cateteri per dialisi, mentre rappresenta una sfida per gli accessi vascolari a lungo termine come Port, PICC, CVC tunnellizzati dove è ancora poco applicato. La possibilità di scegliere diverse soluzioni per diversi tipi di accessi rappresenta una possibilità concreta per ridurre significativamente le CRBSI e tutte le loro complicanze.

Fonte:
interna
14 Mermel, L. A. (2001). “New technologies to prevent intravascular catheter-related bloodstream infections.” Emerg Infect Dis 7(2): 197–9.
15 Munoz, P., E. Bouza, et al. (2004). “Clinical-epidemiological characteristics and outcome of patients with catheter-related bloodstream infections in Europe (ESGNI-006 Study).” Clin Microbiol Infect 10(9): 843-5.
21 Tacconelli, E., G. Smith, et al. (2009). “Epidemiology, medical outcomes and costs of catheter related bloodstream infections in intensive care units of four European countries: literature and registry-based estimates.” J Hosp Infect 72(2): 97–103.

Per maggiori informazioni sulle soluzioni di chiusura cateteri:
http://www.seda-spa.it/soluzione-di-chiusura-cateteri-1073.htm
 




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