Comunicazione Aumentativa e Alternativa in terapia intensiva: perché comunicare č parte della cura
30 Gennaio 2026
La Comunicazione Aumentativa e Alternativa in terapia intensiva supporta pazienti coscienti ma non verbali, rafforza la relazione con gli operatori sanitari e migliora il percorso di cura.
Negli ultimi giorni l’attenzione dei media si è concentrata su pazienti ricoverati in terapia intensiva e sub-intensiva, riportando al centro un tema spesso invisibile: la comunicazione dei pazienti coscienti ma temporaneamente impossibilitati a parlare.
In Area Critica, comunicare non è un aspetto accessorio, ma una componente essenziale dell’assistenza.
Cos’è la Comunicazione Aumentativa e Alternativa
La Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) comprende strumenti e strategie che consentono a una persona di comunicare quando la voce è assente o compromessa.
In ambito ospedaliero, e in particolare in Area Critica come la terapia intensiva, la CAA permette ai pazienti coscienti impossibilitati a parlare di esprimere bisogni, dolore, emozioni e richieste, restituendo loro un ruolo attivo nel percorso di cura.
Perché è fondamentale in terapia intensiva e sub-intensiva
Quando un paziente non può comunicare aumentano ansia e frustrazione, si riduce la collaborazione clinica e cresce il rischio di incomprensioni assistenziali.
Dispositivi pensati per chi non può usare il touch
Alcune soluzioni di Comunicazione Aumentativa e Alternativa utilizzano un sensore di movimento inerziale wireless, progettato per adattarsi alle capacità motorie residue del paziente. Il sensore viene applicato sulla parte del corpo che la persona riesce a controllare – come testa, braccio o piede – e calibrato sulle sue possibilità di movimento.
Un gesto semplice e volontario viene riconosciuto come comando e consente di selezionare parole o richieste su un’interfaccia digitale, senza necessità di utilizzare le mani o il touch. L’operatore sanitario può invece usare il touchscreen per organizzare i contenuti comunicativi.
I contenuti possono essere tradotti in 57 lingue, facilitando la comunicazione anche in presenza di barriere linguistiche e rendendo il sistema adatto a contesti ospedalieri multiculturali.
È questo approccio, basato su un sensore wireless adattabile alla persona, che è stato recentemente utilizzato anche in un grande ospedale come Niguarda, riportando l’attenzione sull’importanza della comunicazione non verbale in Area Critica.
Perché non solo touch
In Area Critica molti pazienti non riescono a interagire con schermi touch. Utilizzare il movimento come canale comunicativo permette di superare questo limite, rendendo possibile la comunicazione anche in condizioni di forte debolezza fisica.
Un approccio flessibile
Rispetto a strumenti cartacei tradizionali, questo tipo di tecnologia consente una comunicazione più rapida e personalizzata.
Rispetto a sistemi più complessi, richiede un minore sforzo da parte del paziente ed è più facilmente integrabile nei contesti ad alta intensità di cura.
Un sollievo concreto per le famiglie
Per le famiglie, sapere che il proprio caro può comunicare anche senza voce rappresenta un sollievo tangibile. Significa ridurre l’angoscia dell’attesa, superare il senso di impotenza e ritrovare un canale di relazione nei momenti più delicati del percorso di cura. Anche una comunicazione essenziale diventa un modo per restare vicini, per rassicurare e per sentirsi parte attiva del processo di assistenza.
Integrare strumenti di Comunicazione Aumentativa e Alternativa significa prendersi cura della persona nella sua interezza, sostenere il lavoro degli operatori sanitari e rafforzare il legame con le famiglie. Perché, in terapia intensiva, comunicare non è un’opzione: è parte integrante della cura.
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